CBAM 2028: la carbon tax alle frontiere arriva su lavatrici, motori, cavi e macchinari. Migliaia di importatori oggi esenti rischiano di diventare obbligati: ecco come prepararsi
Giuseppe De Marinis

Il Parlamento Europeo spinge per estendere il CBAM a circa 457 prodotti finiti in acciaio ed alluminio. Chi importa componenti e macchinari deve verificare subito la propria esposizione.

Il 15 settembre il Parlamento Europeo ha approvato la propria posizione sull’estensione del CBAM ai prodotti “a valle” (downstream). È un passaggio che cambia la natura del meccanismo: non più solo un onere sulle materie prime, ma un costo del carbonio distribuito lungo tutta la catena del valore. Per molte imprese italiane che oggi non si sono mai occupate di CBAM, il tema potrebbe diventare operativo nel giro di poco più di un anno.

Cosa cambia

Oggi il CBAM si applica a cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. La proposta della Commissione prevede di aggiungere, dal 1° gennaio 2028, 180 prodotti ad alta intensità di acciaio ed alluminio. Il Parlamento va molto oltre: circa 457 prodotti, contro i 180 della Commissione ed i circa 200 della posizione del Consiglio.

Nel perimetro entrerebbero elementi di fissaggio, fili, molle ed articoli per la casa, ma anche grandi elettrodomestici come lavatrici e frigoriferi, motori e loro parti, cavi, gru, ascensori, macchine da costruzione, robot industriali, pompe e mobili metallici. In altre parole, settori come la meccanica, l’impiantistica, l’elettrotecnica e l’arredo, finora rimasti ai margini del meccanismo.

La soglia delle 50 tonnellate: “tutto o niente”

La soglia di esenzione di 50 tonnellate annue è cumulativa per importatore e opera secondo una logica “tutto o niente”: se il limite viene superato in qualsiasi momento dell’anno, gli obblighi si applicano a tutte le importazioni dal 1° gennaio. Con l’ingresso dei prodotti finiti, raggiungere la soglia diventa molto più facile: pochi container di macchinari o componenti metallici possono bastare.

I numeri

La Commissione stima che la sola estensione a 180 prodotti aggiungerebbe circa 7.500 nuovi importatori. Con la soglia delle 50 tonnellate oggi è esente circa il 90% degli importatori: il bacino degli obbligati è quindi ristretto, e l’ingresso dei prodotti finiti lo allarga in modo sostanziale.

Cosa non è ancora deciso

L’estensione non è ancora legge. Il testo finale dovrà essere negoziato con il Consiglio nel trilogo e, fino ad allora, resta in vigore l’attuale perimetro. Elenco definitivo dei codici NC, date e modalità applicative sono ancora aperti. La direzione, però, è chiara: il Consiglio ha chiesto alla Commissione un riesame annuale dei prodotti a valle da includere in futuro. Il perimetro è destinato ad allargarsi, non a restringersi.

Cosa fare adesso

  • Mappare il portafoglio importazioni per codice NC a 8 cifre rispetto alle voci proposte (capitoli 73, 76, 83, 84, 85 e 87).
  • Simulare i volumi annui cumulati per verificare il rischio di superamento delle 50 tonnellate.
  • Pianificare per tempo la domanda di dichiarante CBAM autorizzato, il budget per i certificati 2028 e l’analisi del potenziale impatto sui prezzi di vendita.

Il Registro CBAM diventa uno specchio delle importazioni

In parallelo al possibile ampliamento dei codici soggetti al meccanismo, la Commissione ha attivato nel Registro CBAM la funzione Monitor and Control, comunicata dall’Agenzia delle Dogane con l’avviso del 6 agosto 2026. Lo strumento permette di vedere le proprie operazioni doganali in ambito CBAM così come le registrano i sistemi della Commissione e delle dogane. I dati sono consultabili per anno, per trimestre o nel dettaglio, e si possono filtrare per settore, codice doganale, paese d’origine, quantità ed emissioni stimate. È un cambio di prospettiva importante. Le autorità conoscono già, operazione per operazione, cosa l’impresa importa. Qualsiasi scostamento con i dati aziendali (un codice NC errato, un’origine non corretta, un Y137 dimenticato, un’importazione attribuita a un altro EORI) diventa visibile prima ancora della dichiarazione annuale. Consultare periodicamente il Monitor and Control e riconciliarlo con le proprie bollette è oggi la forma più semplice di prevenzione.

 

Il nostro supporto: dal periodo transitorio alla fase definitiva

Il nostro Gruppo affianca le imprese in merito alla procedura CBAM fin dall’avvio del periodo transitorio, quando abbiamo seguito la predisposizione delle relazioni trimestrali, la raccolta dei dati sulle emissioni incorporate presso i fornitori extra-UE e l’organizzazione dei flussi informativi interni. Con l’entrata nella fase definitiva, dal 1° gennaio 2026, il nostro supporto si è esteso agli adempimenti che oggi determinano costi e responsabilità concrete:

  • Iscrizione come dichiarante CBAM autorizzato: verifica dei requisiti, predisposizione e presentazione della domanda sul Registro CBAM, gestione dei rapporti con l’autorità competente, notifica di superamento soglia e corretta indicazione dei codici in dichiarazione doganale.
  • Dichiarazione annuale CBAM: ricostruzione delle importazioni dell’anno, raccolta e validazione dei dati sulle emissioni effettive o applicazione dei valori predefiniti, calcolo del numero di certificati da restituire e pianificazione del loro acquisto. La prima dichiarazione annuale, relativa alle importazioni 2026, scade il 30 settembre 2027.
  • Analisi preventiva dell’esposizione 2028: mappatura dei codici NC, simulazione dei volumi rispetto alla soglia e stima dell’impatto economico, per decidere con anticipo su fornitori, contratti e prezzi.

Per chi oggi è esente, il momento di muoversi è adesso: arrivare al 2028 con un’analisi già fatta significa evitare di scoprire l’obbligo a soglia superata, con effetto retroattivo su tutte le importazioni dell’anno.

Il perimetro del CBAM si allarga e il Registro, con la funzione Monitor and Control, rende già visibile ogni importazione. La domanda non è più se la vostra impresa sia interessata, ma quanto e da quando. Commercioestero Srl sta già accompagnando diverse imprese in una prima verifica del portafoglio importazioni: mappiamo i codici coinvolti, misuriamo la distanza dalla soglia ed allineiamo i dati doganali a quelli del Registro.

Volete sapere dove si trova la vostra impresa? Contattateci per un primo confronto” scrivendo a info@commercioesterosrl.com